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Quali sono i sintomi di un tumore al pancreas? [1–3]
I sintomi del tumore del pancreas possono presentarsi spesso in maniera subdola tanto da essere sottovalutati in quanto vaghi e aspecifici.

Nella maggior parte dei casi, i tumori che colpiscono la testa pancreatica sono più sintomatici in quanto, essendo più vicini al fegato e alle vie biliari, tendono ad esordire con ittero e quindi vengono diagnosticati più precocemente rispetto ai tumori che coinvolgono il corpo e la coda pancreatica, che rimangono invece silenti e si manifestano più tardivamente quando la malattia è avanzata.

La sintomatologia che più frequentemente si presenta al momento della diagnosi è caratterizzata da:
  • Perdita di peso involontario
  • Perdita di appetito
  • Stanchezza intensa
  • Dolore addominale (spesso detto a barra/ a cintura nella parte alta dell’addome)
  • Difficoltà digestive
  • Gonfiore addominale
  • Cambiamenti dell’alvo, in particolare diarrea e steatorrea (ovvero feci “grasse”, che si presentano lucide, di colore chiaro e maleodoranti)
  • Cute e sclere itteriche (di colorazione giallastra, dovuto ad un aumento dei valori di bilirubina)
  • Prurito diffuso in tutto il corpo
  • Feci di colore chiaro
  • Urine di colore scuro
  • Diabete di nuova insorgenza (campanello d’allarme soprattutto nei giovani)
L’incidenza del tumore pancreatico è in costante crescita, soprattutto nei paesi occidentali, tendenza confermata anche in futuro.

Secondo “I numeri del Cancro del 2023”, che fornisce una dettagliata analisi dei principali dati epidemiologici sulle neoplasie in Italia, nel 2023 in Italia sono stati stimati circa 14800 nuovi casi di tumore al pancreas, di cui 6800 casi negli uomini e 8000 casi nelle donne.

In generale, però, il sesso maschile sembrerebbe essere più predisposto a sviluppare un tumore pancreatico.
In parte è vero, colpisce prevalentemente le persone anziane, ma non esclusivamente.

Come per la maggior parte degli altri tumori, il tumore del pancreas si manifesta soprattutto nelle persone anziane: solo il 10% circa dei pazienti sviluppa questo tumore al di sotto dei 50 anni. Ci sono, però, delle condizioni che possono predisporre ad un’insorgenza più precoce del tumore, in particolare le sindromi ereditarie, come per esempio quelle legate alla mutazione del gene BRCA.

Inoltre, sempre di più si parla dell’incremento dei tumori giovanili (tumori che insorgono sotto i 50 anni), discorso valido soprattutto per i tumori della mammella, del colon retto, dell’endometrio e melanoma. Anche per quanto riguarda il tumore del pancreas, si sta registrando negli ultimi anni un incremento dei casi sotto i 50 anni, molto probabilmente legato agli stili di vita scorretti del mondo Occidentale (fumo, alcol, obesità, sedentarietà).
Si, il tumore pancreatico è legato a diversi fattori di rischio definiti “modificabili”, ovvero legati agli stili di vita. In particolare, i principali fattori di rischio sono il fumo di sigaretta (tra i più importanti, legato fino ad un 25% dei casi di tumore al pancreas), l’obesità, l’elevato consumo di alcol e grassi saturi, la dieta occidentale.

Ci sono inoltre fattori non modificabili, come sesso maschile, famigliarità per tumore pancreatico, diabete mellito di tipo 2, pancreatite cronica. Secondo le linee guida AIOM, una storia famigliare viene rilevata fino al 10% dei pazienti ed in alcuni casi rientra nel contesto di sindromi quali la sindrome di Peutz-Jeghers, la sindrome famigliare con nevi atipici multipli e melanoma, la mutazione del gene BRCA2, la pancreatite ereditaria e la sindrome di Lynch.
Spesso il sospetto di tumore pancreatico insorge dopo l’esecuzione di un’ecografia addome di controllo effettuata per i sintomi precedentemente elencati. L’ecografia, però, non è l’esame migliore per identificare questo tipo di tumore, perché il pancreas è un organo collocato in profondità nell’addome, pertanto è difficile da esaminare, soprattutto in pazienti obesi.

L’esame migliore per diagnostica il tumore del pancreas è la TC torace-addome completo con mezzo di contrasto iodato, che permette inoltre di stadiare la malattia (ovvero di vedere quanto è avanzata e diffusa nel corpo). Dopo tale esame, si deve procedere con una verifica istologica/ citologica, che significa prelevare un pezzo di tessuto della lesione sospetta o di eventuali sedi metastatiche (quando il tumore si è spostato in organi diversi dal pancreas).

Altri esami che possono essere utili sono la risonanza magnetica, che permette di studiare il fegato quando ci sono dubbi o nei pazienti candidati a chirurgia, la ecoendoscopia, che permette di studiare il rapporto del tumore con i vasi che decorrono vicino all’organo, e il dosaggio dei marcatori tumorali con gli esami del sangue, in particolare CEA e CA 19.9.
Sì, esistono diversi tipi di tumore al pancreas che definiamo istotipi in base al tessuto di origine: possono interessare la componente esocrina del pancreas (i cosiddetti adenocarcinomi) o la parte endocrina (si parla in questo caso di tumori neuroendocrini, che colpiscono la porzione di pancreas che secerne ormoni, in particolare l’insulina). Nella maggior parte dei casi, i tumori sono esocrini e si tratta nell’80% dei casi di adenocarcinomi (origina dalle cellule ghiandolari).
Gli stadi sono quattro. Nei primi tre, il tumore è confinato nel pancreas e nei linfonodi intorno all’organo. Passando dal primo stadio al terzo la dimensione del tumore pancreatico aumenta progressivamente (fino anche a coinvolgere i grossi vasi vicini), così come il numero di linfonodi raggiunti dalle cellule cancerogene.

Nel quarto stadio, definito come metastatico, invece, il tumore colpisce anche organi differenti dal pancreas, come fegato, peritoneo, polmone o linfonodi lontani dal pancreas. In questo caso la malattia è quindi più diffusa, più sintomatica e non aggredibile con la chirurgia.
Le neoplasie del pancreas possono essere classificate in tumori resecabili (10-20% dei casi)), borderline resecabili (10%) o non resecabili (perché localmente avanzati o metastatici).

I tumori sono resecabili quando la malattia non è disseminata in altri organi differenti dal pancreas e dai linfonodi vicini (metastatica, quarto stadio) e quando non coinvolge in maniera troppo estesa i grossi vasi arteriosi e venosi che passano vicino al pancreas (asse celiaco, arteria e vena mesenterica superiore, arteria epatica comune, vena cava inferiore, vena porta).

Per definire se il tumore sia resecabile o no, si utilizzano la TC e l’ecoendoscopia e si verifica quanto il tumore giunge a contatto con questi vasi e quanto li circonda.

È altresì utile, nei pazienti candidati a chirurgia, studiare il quadro epatico mediante una risonanza magnetica dell’addome superiore, per escludere metastasi epatiche non visibili in TC.

Nei casi dei tumori borderline, è possibile iniziare con un trattamento chemioterapico o chemio-radioterapico per far diminuire le dimensioni del tumore e verificare successivamente se è possibile aggredire chirurgicamente la malattia in caso di risposta al trattamento sistemico.
La rimozione di un tumore pancreatico comporta anche l’asportazione di una porzione del pancreas sano intorno al tumore stesso per garantire una resezione radicale. Questo significa che viene a mancare una parte del lavoro che questo organo svolge (secrezione di enzimi e ormoni). I sintomi correlati ad una asportazione di una porzione di pancreas sono frequenti e possono comparire nel 68% dei pazienti operati, soprattutto quando il paziente viene sottoposto ad un intervento di duodeno-cefalo-pancreasectomia (si asporta testa del pancreas, duodeno, colecisti e una parte dello stomaco).

In particolare, i sintomi sono:
  • diarrea
  • stitichezza
  • difficoltà digestive
  • meteorismo
  • reflusso gastroesofageo
  • astenia

Inoltre, si può avere una comparsa di diabete da insufficienza pancreatica secondaria all’intervento stesso. Per gestire la minore produzione di enzimi e ormoni pancreatici e, quindi, migliorare/controllare la sintomatologia precedentemente elencata, spesso si deve ricorrere all’assunzione di enzimi pancreatici di origine animale, insulina e accorgimenti dietetici (evitare cibi grassi, fritture, alcol, fare pasti piccoli e frequenti).
Quando il tumore non è operabile, bisogna ricorrere a trattamenti chemioterapici o, talvolta, in casi selezionati, chemio-radioterapici (combinazione di chemioterapia e radioterapia).

La chemioterapia è un trattamento che viene definito “sistemico”, ovvero va ad agire in tutto il corpo. Si ricorre a diverse classi di chemioterapici, che possono essere usati da soli o in combinazione, a seconda dell’età del paziente e delle condizioni cliniche generali. Questi trattamenti vengono somministrati perlopiù per via endovenosa e la frequenza di somministrazione di tali trattamenti è variabile a seconda dello schema chemioterapico che viene prescritto.

Quando la malattia non è operabile, si inizia e si prosegue con il trattamento chemioterapico; ogni tre mesi il quadro di malattia viene rivalutato con un TC del torace e dell’addome e, in base all’andamento, si decide se proseguire con lo stesso trattamento o se cambiarlo in caso di inefficacia.
Gli effetti collaterali della chemioterapia sono:
  • Neutropenia (calo delle difese immunitarie) e conseguente aumento di probabilità di sviluppare infezioni
  • Anemia
  • Piastrinopenia (calo del numero di piastrine)
  • Nausea
  • Vomito
  • Diarrea
  • Stitichezza
  • Mucositi (infiammazioni delle mucose, soprattutto del cavo orale con comparsa di afte e candida orale)
  • Congiuntiviti
  • Arrossamento di mani e piedi con desquamazione della pelle
  • Alopecia (caduta dei capelli)
  • Parestesie (formicolii alle mani e ai piedi, soprattutto a contatto col freddo)
  • Febbre
  • Stanchezza
  • Inappetenza

  • La radioterapia, invece, può causare nausea, vomito, diarrea, arrossamento e infiammazione della pelle. Di solito questi effetti collaterali sono temporanei e migliorano per poi risolversi dopo il termine del trattamento.

    Gli effetti collaterali da chemioterapia possono essere gestiti con farmaci sintomatici, come antiemetici e antidiarroici in caso di comparsa di sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, inappetenza, diarrea). Per gestire la tossicità ematopoietica (calo di globuli bianchi, rossi e piastrine), si può ridurre il dosaggio della chemioterapia e in alcuni casi si può ricorrere alla somministrazione di fattori di crescita, che stimolano la produzione di globuli bianchi o dell’emoglobina, così come alla trasfusione di sangue o piastrine.

    Per quanto riguarda la caduta dei capelli, non ci sono farmaci che possano contrastare tale effetto collaterale. Alcuni centri utilizzano cuffie refrigeranti che si indossano sulla testa e, grazie all’effetto del calo termico, vanno a ridurre, ma non ad evitare totalmente, la caduta dei capelli. Le mucositi, le congiuntiviti e la desquamazione della pelle, invece, vengono solitamente gestiti con prodotti lenitivi da applicare localmente.
Sì, è possibile, e ciò è regolamentato da precise linee guida che definiscono i criteri di inclusione per poter accedere a tali programmi di screening.

Secondo le linee guida AIOM, nei soggetti con familiarità per tumore pancreatico, definita come la presenza di almeno due parenti sulla stessa linea di sangue, di cui almeno uno di primo grado, e fino al III grado di parentela, è consigliata la sorveglianza per tumore pancreatico nell’ambito di programmi di ricerca dedicati.

Stessa indicazione è data anche ai soggetti affetti da sindromi/mutazioni genetiche che conferiscono un aumentato rischio di tumore del pancreas, con o senza familiarità in base alla condizione. La sorveglianza consiste nel controllo annuale (in assenza di anomalie) del soggetto a rischio mediante l’utilizzo combinato di risonanza magnetica con colangiopancreatografia ed ecoendoscopia.

E’ inoltre di recente pubblicazione l’aggiornamento dei dati del “Registro Italiano della famiglie a rischio di sviluppo di tumore del pancreas” in cui in 7 anni sono stati tenuti in osservazione quasi 700 pazienti.

In caso di riscontro di lesioni pre-maligne o tumori conclamati alla sorveglianza si ricorre ad un intervento di pancreasectomia parziale o totale; in assenza di anomalie radiologiche di sorta, la pancreasectomia totale profilattica non deve essere presa in considerazione.
Si, è possibile, in caso di tumori sporadici, ovvero nei tumori non determinati da una predisposizione famigliare o ereditaria. In particolare, bisogna adottare stili di vita sani, evitando fumo, alcol e obesità.

Bisogna, invece, favorire la dieta mediterranea, prediligendo un’alimentazione a base di frutta e verdura, e l’esercizio fisico quotidiano.

Nei casi invece di sindromi ereditarie, è importante aderire ai programmi di screening per rilevare quanto prima l’insorgenza di un tumore.

Le informazioni sono state gentilmente fornite dall’Azienda Ospedaliera di Modena

Bianca Medici
Andrea Spallanzani
Massimo Dominici

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